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volevo solo dormirle addosso

Archiviato il mercoledì, 25 luglio 2007 in: cinema

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Tempo d’estate televisiva e tempo di palinsesti fiacchi e replicanti. Qualche buon film, magari già visto al cinema, ma che si rivedrebbe volentieri, va in onda in terza serata. Come questo film di Eugenio Cappuccio del 2004, Volevo solo dormirle addosso, trasmesso qualche sera (notte) fa su Rai 3 e interpretato da Giorgio Pasotti e da una sorprendentemente brava Cristiana Capotondi. Il tema è quanto mai attuale ed è quello della precarietà, che non riguarda solo i nostri giovani, ma è una minaccia che incombe su chiunque, ed a qualunque età. Basta una piccola crisi, frequentissime in questo mercato che la globalizzazione ha reso spietato, e l’azienda si pone l'obiettivo di ridurre le spese incominciando, quasi sempre, dal personale. E Pasotti, nel film, impersona proprio il giovane dirigente rampante, il dottor Pressi, a cui l’azienda impone il compito di ridurre di venticinque unità il già misero organico. E allora, mettendo da parte ogni scrupolo di coscienza, eccolo affrontare con cinica determinazione i casi umani più vari, dal pensionando alla malata terminale, pur di indurre i prescelti alle dimissioni volontarie, magari ammorbidite da un misero incentivo. Alla determinazione stakanovista  di Pasotti (niente target, niente super bonus, come gli fa notare l’algido direttore generale) fa da contraltare la sua indolenza e superficialità nei rapporti quotidiani con gli altri, ad incominciare dalla sua ragazza, ormai stanca di vederlo appiccicato al notebook perfino al cesso e ridotta a strumento puramente accessorio sul quale, appunto, ci si può limitare a dormire addosso.

AlainGi @ 14:25 | commenti: commenti (6)(popup)
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Un altro paese

Archiviato il mercoledì, 18 luglio 2007 in: il belpaese

Col suo W l’Italia diretta, Riccardo Iacona resiste tra i vari Lucignolo e show balneari del palinsesto estivo. Inchieste sul campo in quell’Italia a macchia di leopardo dove situazioni di eccellenza si alternano a fallimenti storici. Ieri sera a Locri. L’omicidio Fortugno rievocato dalla vedova insieme al contesto politico-mafioso in cui è maturato. Il disastro della sanità in Calabria. La situazione delle sedi giudiziarie dove la fatiscenza ed il degrado dei luoghi è oramai la normalità, così come la completa insufficienza dei mezzi. E nella piazza allestita con i megaschermi colpiva  l’assenza della gente. Dei giovani di Locri neanche a parlarne, forse delusi e ormai disincantati. Poche persone, da contarsi sulle dita di una mano. Quasi timorose di essere lì, mai inquadrate da vicino (o almeno così m’è parso). Forse una sorta di cautela del conduttore per non esporre i presenti a possibili rappresaglie. E poi la storia del giovane Gianluca Congiusta, vittima sacrificale della ‘ndrangheta. E la rabbia sorda del padre che denunciava una giustizia tradita dai nostri parlamentari che votano indulti e riti abbreviati a vantaggio di bestie sanguinarie. E tuttavia, sperando contro ogni speranza, chiedeva a ciascuno il coraggio di schierarsi. E colpiva l’umanità di Jacona, quel suo calarsi nella tragedia della gente con abbracci, carezze e gesti di umana solidarietà. Alla fine della trasmissione il giornalista ha tenuto a segnalarci un documentario girato con la collaborazione dello scrittore e giornalista statunitense Alexander Stille dal titolo In un altro paese che andrà in onda su Rai 3 lunedì prossimo in prima serata, dedicata al maxi processo di Palermo e quindi a Falcone e Borsellino. Nel trailer ad un certo punto Stille così commenta: In un altro paese gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale; dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nelle condizioni di vincere la guerra, invece in Italia avvenne proprio il contrario". Appunto. In un altro paese.

 

AlainGi @ 10:29 | commenti: commenti (7)(popup)
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Adesso tienimi

Archiviato il sabato, 14 luglio 2007 in: scritture

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Adesso tienimi (Fazi editore) è il felicissimo romanzo d’esordio della ventenne tarantina Flavia Piccinni, promettente voce della narrativa italiana, già vincitrice, con un suo racconto, dell’edizione 2005 del Campiello Giovani. E’ la storia di Martina che, nell’anno della maturità, vive una sofferta passione d’amore con il suo professore di matematica. La vicenda privata, già delineata nel suo tragico sviluppo fin dall’incipit, si intreccia con le vicende pubbliche di una città, Taranto, che è salita agli onori della cronaca proprio in questi giorni per l’emergenza idrica che l’affligge, a causa del malgoverno degli amministratori del più grande acquedotto d’Europa. Ma mentre questa è storia recente, è più antica la condanna ad un inquinamento atmosferico malefico e distruttivo dei corpi e ad una classe dirigente insipiente che ha ridotto il Comune alla bancarotta totale. Così che la città di Taranto, antico e fastoso centro della Magna Grecia è stata ridotta, nel terzo millennio, a metropoli da terzo mondo nella quale convivono i riti arcaici e crudeli della Settimana Santa e quelli moderni della televisione e di internet.  E questa dimensione pubblica, efficacemente delineata, è completata, nel romanzo, dalla desolante e disperata descrizione del mondo della scuola che accomuna, nei giudizi impietosi dell’autrice, insegnanti ed alunni. Ma il romanzo ci aiuta soprattutto a comprendere meglio la generazione nata negli anni ’80, vista e narrata, appunto, dal ‘di dentro’. E allora gli stereotipi di una generazione spensierata, superficiale ed  incapace di provare sentimenti profondi si frantumano e affiora l’inquietudine, il senso di precarietà, la sofferenza, il disagio esistenziale, malesseri che spesso gli ‘adulti’ non riescono a percepire e cogliere nella loro gravità.

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AlainGi @ 14:44 | commenti: commenti (6)(popup)
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When you're gone

Archiviato il martedì, 10 luglio 2007 in: playlist

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La talentuosa e giovane cantante canadese si è imposta ai teen ager di ogni parte del mondo per la sua prorompente carica ribelle e trasgressiva da vero ragazzaccio di strada. Ma anche i ribelli crescono e nel terzo cd della sua carriera The best damn thing, Avril Lavigne si abbandona a qualche brano romantico inneggiante ai buoni sentimenti, come nell'intenso  When you’re gone’ (qui il video). Una parziale mutazione genetica, pronuba (è il caso di dirlo) il suo recente matrimonio, che, pare, non abbia scontentato per nulla i suoi fans.

AlainGi @ 16:32 | commenti: commenti (8)(popup)
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Inquietudini

Archiviato il venerdì, 06 luglio 2007 in: incubi quotidiani

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Finalmente un po’ di frescura. La settimana scorsa ho toccato con mano l’effetto serra, finora  un problema lontanissimo dalla mia vita quotidiana. Finchè non sono arrivate giornate sahariane con una temperatura di 45°C all’ombra e con un vento di scirocco che ti bruciava la pelle. E allora l’organismo è entrato in fibrillazione e ti assale un’inquietudine, un’ansia. Come se dovesse succederti qualcosa da un momento all’altro. Una sensazione spiacevolissima di un pericolo incombente, una vendetta della natura (la mia anima razionale inizia a vacillare…). Qualcosa di mai provato. E allora ti ritrovi a interrogarti se queste bizzarrìe climatiche non siano effettivamente in relazione con l’effetto serra. Poi ti ricordi che molti studiosi affermano che queste anomalìe, nel corso dell’esistenza del pianeta, sono state sempre osservate, anche quando non ancora c’era l’uomo, particolarmente impegnato a saturare l’atmosfera di gas venefici o (come si dice più esattamente) clima-alteranti, con industrie e automobiline varie. Ma gli scienziati onesti invitano a far valere il principio di precauzione, per cui, anche se mancassero prove scientifiche certe, al cento per cento, bisogna assolutamente mettere un freno a tante attività dissennate che mettono a rischio l’esistenza di Gaia e dei nostri figli. Il che, con i popoli asiatici che si affacciano ora alle ‘dolcezze’ del progresso, producendo più anidride carbonica degli Stati Uniti, sarà proprio una bella impresa. Intanto questa faccenda dell’effetto serra può diventare un grosso affare di mercato. Si iniziano a vedere prodotti (vestiti, alimenti ed altro) con il marchietto ‘CO2 free’, come a dire che la produzione di quegli abiti o la coltivazione e la presentazione al consumatore di quell’alimento non ha comportato produzione di CO2 (per gli alimenti la produzione di CO2 è legata al combustibile bruciato per il trasporto dai luoghi di produzione ai luoghi di consumo). Sarò prevenuto, ma non posso non immaginare i vampiretti del marketing pronti a lucrare su tutto e, perché no?, anche sulle nostre inquietudini e sui nostri sensi di colpa per l’effetto serra.  

AlainGi @ 16:16 | commenti: commenti (7)(popup)